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giovedì 21 ottobre 2010

Amianto e non solo

Amianto e non solo Aprire un fronte di lotta a fianco dei lavoratori, contro le nocività sul lavoro e sul territorio. Sabato 23 ottobre alle ore 17 presso la sala di Via Sant’Andrea a Livorno Incontro pubblico con il prof. Giancarlo Ugazio (Patologia ambientale – Università di Torino) e l’avv. Ezio Bonanni (del Foro di Roma, impegnato in tutta Italia a sostegno dei lavoratori esposti all’amianto) L’emergere della strage da amianto a Livorno e provincia è solo all’inizio: solo poche le cause finora aperte in Tribunale, e riguardanti un numero limitato di lavoratori (qualche decina), mentre i lavoratori e i cittadini esposti sono migliaia, probabilmente decine di migliaia: dal porto alla cantieristica, dalla raffineria alla ex-Borma, alla Solvay, al polo siderurgico di Piombino, ecc. C’è un misto di disinteresse e/o sottovalutazione da parte dei sindacati e delle istituzioni locali, che deve essere superato dall’iniziativa dal basso dei cittadini e dalle famiglie degli esposti ed ex-esposti. L’incontro con i due esperti invitati a Livorno sarà uno strumento prezioso per sviluppare questa iniziativa dal basso, per avere giustizia, verità e risarcimenti. La presenza del prof. Ugazio renderà possibile anche la conoscenza della pericolosità dei trialometani presenti nell’acqua potabile (in deroga ai limiti di legge), del mercurio nel pesce ed altri inquinanti nell’ambiente. Aderiscono all’iniziativa: Libera Università Popolare “Alfredo Bicchierini”, Unione sindacale di base. Le adesioni sono aperte. Lavoratori e cittadini sono caldamente invitati a partecipare.

La cava di Riparbella è un problema di tutti

La nocività del materiale ofiolitico (rocce verdi, o grabbriccio nelle nostre zone) è nota da decenni. Medicina democratica la denuncia da molti anni, tanto più negli ultimi anni, da quando si prospettano nuove massicce escavazioni a servizio della costruzione dell’autostrada. E’ noto il caso di Biancavilla in provincia di Catania, in cui si sono dovuti intraprendere imponenti lavori di bonifica per neutralizzare precedenti massicci impieghi di rocce verdi. Sono noti altresì gli effetti cancerogeni sulla popolazione di Biancavilla, che è stata sottoposta a studi epidemiologici, trovandola colpita da malattie da esposizione all’amianto ben superiori alla media nazionale. Anche in Piemonte e in Emilia si sono attuate delle bonifiche simili, come al parcheggio della stazione centrale di Bologna. Sulla nocività delle “pietre verdi” si veda il DPR 8 agosto 1994, in particolare l’art. 4 “Predisposizione di programmi per dismettere l’attività estrattiva e realizzare la relativa bonifica dei siti”, mentre il Decreto del Ministero della Sanità del 14.5.1996 (GU 251 del 25.10.96 suppl. ord.) fissa i criteri per i controlli. Infine e soprattutto la legge 257/1992 (la legge fondamentale sull’amianto) vieta espressamente l’estrazione e la commercializzazione di amianto o prodotti contenenti amianto, come nel nostro caso il gabbriccio. Dopo queste leggi ci sono stati studi da parte di varie regioni, che confermavano la forte presenza di amianto in tali rocce. In Toscana la Provincia più coinvolta è quella di Pisa, in particolare la Val di Cecina, con decine di cave che la Provincia ha deciso di riaprire o di continuare a sfruttare, anche in relazione alla costruzione della nuova autostrada (1) Nonostante siano presenti e diffuse anche nella nostra zona cave che non contengono amianto (ad esempio materiale calcareo o basaltico), le autorità continuano incomprensibilmente a dare autorizzazioni all’escavo, come a quella di RIALDO, e nonostante sia sicuro che queste autorizzazioni comportano una esposizione della popolazione all’amianto. Queste autorizzazioni – come quella concessa dal Comune di Riparbella il 15 giugno 2010 - si basano sulla presunta non nocività dell’amianto sotto un certo limite, ma secondo molti ricercatori, tra cui Lorenzo Tomatis – per 12 anni Direttore dello IARC – il dott. Vito Totire docente all’Università di Venezia ed il prof. Giancarlo Ugazio non esiste soglia accettabile per le sostanze cancerogene, specialmente l’amianto. Anche una bassissima esposizione, anche una sola fibra, può causare il tumore alla pleura (mesotelioma), anche decine d’anni dopo l’esposizione. Ma nel caso di Rialdo, l’esposizione della popolazione sarebbe massiccia e continuata: secondo gli “indici di rilascio” di fibre d’amianto in atmosfera assunti da ARPAT ed ASL per questa cava (18,74 milligrammi per chilogrammo di materiale estratto (2)) moltiplicati per la quantità estraibile nei 15 anni di “messa in sicurezza” (sic), si sopporterebbe una emissione di ben 101.196 chilogrammi di fibre.(3) Oltre l’esposizione diretta, va sottolineato il larghissimo e crescente uso di rocce verdi triturate a sabbia nell’edilizia abitativa, che cresce con l’esaurirsi delle sabbie di fiume, e che coinvolge migliaia di lavoratori dell’edilizia e le stesse famiglie. La combinazione letale di esposizione ad amianto da rocce verdi e amianto da applicazioni industriali (navalmeccanica, impianti industriali come Solvay Acciaierie di Piombino e raffineria di Livorno) fa della provincia di Livorno una delle quattro in Italia – insieme a Taranto, Alessandria e Gorizia – in cui sono più numerosi i casi di mesotelioma 4). Dall’”Archivio dei mesoteliomi” della Regione Toscana risulta che la provincia di Livorno subisce il triplo dei mesoteliomi della media regionale (indice 7,67 contro 2,53), e sappiamo che gran parte – forse la maggioranza – del materiale escavato sulle prime colline, viene usato nei centri costieri come Cecina, Rosignano, Donoratico, ecc situati in Provincia di Livorno. Resta da indagare l’effetto del dilavamento delle piogge sulle cave e sulle strade a gabbriccio e quindi sull’infiltrazione di fibre d’amianto nelle falde acquifere e nelle acque superficiali, con conseguente inquinamento della catena alimentare locale, in un quadro già anomalo quanto preoccupante dello stato dell’acqua potabile distribuita da sette anni in deroga ai limiti di legge per l’arsenico, il boro, i trialometani e i cloriti.(5), senza contare cromo, mercurio, trielina, ecc. Come s’intuisce facilmente, il problema cava non è un problema limitato a Riparbella, ma all’intera Val di Cecina. Entro la fine di ottobre il Comune di Riparbella dovrebbe rilasciare l’ultima autorizzazione riguardante le “emissioni diffuse”: la popolazione colga l’occasione per costringere il comune ad ammettere di aver sbagliato finora e a negare l’autorizzazione finale, per il preminente interesse alla salute della popolazione. Contemporaneamente Medicina democratica chiede la chiusura e la messa in sicurezza di tutte le cave di rocce verdi della Val di Cecina, e l’accertamento degli effetti sulla salute della popolazione e dei lavoratori esposti. Note 1- sulla riapertura delle cave, si veda sul sito della Provincia di Pisa il comunicato del 26.2.2009 2- si veda il rapporto istruttorio dell’ASL al Comune di Riparbella dell’11.12.2009. 3 – il calcolo effettuato da Medicina democratica si basa su una quantità estraibile media, non sulla massima ipotizzata nell’autorizzazione comunale. Il calcolo è riportato sotto. 4 - Si veda lo Studio dell’Istituto Superiore di Sanità del 2002 di Mastrantonio, Belli , Comba ed altri. 5 – sull’acqua potabile, si veda la deroga regionale in vigore, Decreto 1587 del 9.4.2009, con i comuni coinvolti e i rispettivi inquinanti in deroga ai limiti di legge. Cava di Rialdo (Riparbella – Pisa) Rilascio in atmosfera di fibre d’amianto Indice di rilascio 18,74 milligrammi per chilogrammo (Relazione ASL 11.12.2009) mg 18,74 X 1000 = 18.740 mg per tonnellata = 18,74 grammi di rilascio di amianto per tonnellata di materiale estratto. Materiale estraibile 3.600.000 metri cubi (400.000 mc per 9 moduli = 3.600.000 mc. Il range autorizzato dal comune, su indicazione della Provincia di Pisa, è tra i 100.000 e i 600.000 mc per modulo. Peso specifico stimato del materiale escavato 1 Metro cubo = 1,5 tonnellate 3.600.000 X 1,5 = 5.400.000 tonnellate 5.400.000 tonnellate di materiale estraibile X 18,74 grammi di rilascio per tonnellata = 101.196.Kg di fibre rilasciate in atmosfera Cioè 101.196 chilogrammi di amianto rilasciate in atmosfera, qualora l’estrazione di materiale sia di 3.600.000 metri cubi, basandoci sul dato di “indice di rilascio” di ARPAT 2007, riportato nella relazione della ASL 6 dell’11.12.2009. A questa quantità va aggiunta la quantità di fibre che si mobilizzerebbe negli anni nei luoghi di destino del gabbriccio (strade, piazzali, murature ecc), in aria e nell’acqua. 23.9.10 Maurizio Marchi (Resp. Livorno e Val di Cecina)