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mercoledì 26 maggio 2010

Altro che cambiare le traversine, devono spostare il binario di manovra. Il Comune lo deve imporre a Solvay.

Sezione di Livorno e della Val di Cecina Altro che cambiare le traversine, devono spostare il binario di manovra. Il Comune lo deve imporre a Solvay. Dopo il disastro di Viareggio, tutto è cambiato a Rosignano, o almeno dovrebbe esserlo, ad eccezione degli struzzi. Le ferrocisterne ad alto rischio non devono più manovrare e sostare nel centro di Rosignano, e tutta la manovra ferroviaria deve essere spostata a sud dello stabilimento, dove sono già presenti i piazzali di carico e sosta dei camion cisterna, e raccordata alla linea Collesalvetti-Pisa che – altra novità da valorizzare – è stata elettrificata pochi anni fa. E’ una semplice misura di buon senso, che fa giustizia di una urbanizzazione pensata un secolo fa, e che va nella direzione di escludere dal rischio inutile d’incidente grave non solo Rosignano, ma anche la più popolata città di Livorno, per il transito. Invece, dimostrando di vivere su un pianeta tutto suo, in questi giorni Solvay sta cambiando le vecchie traversine dei binari di manovra, sotto gli occhi complici dell’Amministrazione comunale, dimostrando di voler continuare a manovrare in centro ancora per molti anni. Protestiamo vibratamente per questo ulteriore gravissimo atto di prepotenza di Solvay nei confronti della cittadinanza, coperto dal Comune, mentre rincariamo la dose sul disprezzo per le più elementari misure di sicurezza con il perpetuo fuori-uso della manica a vento(*), mentre un senzatetto, ignaro del rischio d’intossicazione che corre, si è arrangiato un rifugio di cartone sotto la scaletta di fuga dai binari di manovra. A questo senzatetto sia trovata subito una sistemazione adeguata, accompagnata dalle scuse di Solvay e del Comune. (*)indispensabile per segnalare ai lavoratori e ai cittadini la direzione in cui scappare in caso di fughe tossiche. Allegate foto 1- dei lavori in corso per la sostituzione delle traversine 2- della manica a vento fuoriuso 3- del rifugio sotto la scaletta di fuga dai binari in piazza Repubblica 25.5.10 Maurizio Marchi

Acqua pubblica …. e pulita

Medicina democratica aderisce alla campagna referendaria nazionale per ripubblicizzare l’acqua. Dal sito www.acquabenecomune.org Breve guida ai questiti referendari PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese. SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato. L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto. TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale. I quesiti referendari Estensori: Gaetano Azzariti (ordinario di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza) Gianni Ferrara (emerito di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza) Alberto Lucarelli (ordinario di diritto pubblico Università di Napoli Federico II) Ugo Mattei (ordinario di diritto civile Università di Torino) Luca Nivarra (ordinario di diritto civile Università di Palermo) Stefano Rodotà (emerito di diritto civile Università di Roma La Sapienza) Primo quesito: «Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?» Secondo quesito: «Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008 Terzo quesito: «Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?» Ma privatizzatori ed inquinatori abbondano Nel nostro territorio l’acqua è stata (parzialmente) privatizzata 6 anni fa, nel 2004, quando ASA divenne Società per Azioni, con il patrimonio idrico, distributivo, immobiliare pubblici … Nella nostra provincia si oppose solo il sindaco di Suvereto Rossano Pazzagli, mentre tutti gli altri tacquero o annuirono. Qualcuno, come il sindaco di Livorno Lamberti, fece anche di più introducendo ASA come compartecipe nel business del rigassificatore OLT, per “valorizzare” l’azienda e venderla ad un prezzo maggiore (comunque di svendita). Presidente di ASA al tempo era Paolo Rotelli, ex-democristiano, poi PD, oggi funzionario dell’ONU …. ASA fu acquistata per il 40% da Amga Genova poi da Iride Torino. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 40 % di perdite in rete, nessun investimento, bollette in aumento, continua ricerca di fondi, anche in maniera molto opaca come con il progetto d’invaso di Puretta a Volterra (cava mascherata da invaso da 500.000 metri cubi, di cui 300.000 sarebbero persi in rete !). Ricordiamo inoltre il raid privatizzatore di Veltroni nel gennaio 2008, quando l’allora sindaco di Roma, dopo aver già regalato l’acqua di Roma ad ACEA-Electrabel (oggi Suez), venne in Toscana per tentare la privatizzazione in 110 comuni. E’ così che il duo Veltroni-Lanzillotta ha regalato, oltre l’acqua, anche la capitale ad Alemanno…. Ma l’aspetto più irritante è quello della fornitura in Toscana di acqua inquinata in deroga ai limiti di legge da ben 9 anni. Dato che anche su questo aspetto ci sono degli scettici, pubblichiamo la deroga in vigore (stralci) con i comuni coinvolti. Ci sono circa 606.000 cittadini toscani coinvolti in questo avvelenamento legalizzato, tra cui Livorno è l’unico capoluogo di provincia, la Provincia di Livorno è l’unica con tutti i comuni coinvolti (compresa l’Elba), il resto dei comuni sono quasi tutti in provincia di Pisa. Non c’è informazione della popolazione né piani di bonifica, come prescrive la legge; e non si possono reiterare le deroghe, tanto che la Commissione europea ha avocato a sé l’ultima deroga toscana (n. 3608 del 24.7.2009) che riguarda il terzo triennio consecutivo, incaricando una Commissione scientifica per valutare il danno alla salute della popolazione. Acqua inquinata per legge Ecco il testo della deroga in vigore REGIONE TOSCANA-GIUNTA REGIONALE Decreto N° 1587 del 09 Aprile 2009 Allegati n°: 1 Decreto Concessione Deroghe ai parametri previsti dal D. Lgs 31/01 - Art. 13 - Acque destinate al Consumo umano. IL DIRIGENTE VISTA la Legge Regionale 8 Gennaio 2009 n.1 "Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale”; ……… ……… RICHIAMATO il decreto emesso dalla Regione Toscana n. 754 del 29 febbraio 2008 con il quale sono state concesse deroghe , fino al 31/12/2008, ai valori dei parametri di cui al punto precedente per periodi conformi a quelli stabiliti nel relativo Decreto Ministeriale; CONSIDERATO che i parametri per i quali è richiesta deroga su specifiche aree individuate sono Clorito e Trialometani ,prodotti della disinfezione ,e Boro e Arsenico, connessi con le caratteristiche geologiche delle aree; CONSIDERATO che per il loro rientro sono necessari interventi attuabili nei tempi previsti dal D.lgs.31/01 e che pertanto è necessario ricorrere all’esercizio della deroga; VISTI i piani relativi alla necessaria azione correttiva presentati dai Gestori del Servizio Idrico Integrato congiuntamente con le Autorità di Ambito , contenenti -interventi tecnici sulla rete idrica e sugli impianti -ricerca di nuova fonti di approvvigionamento -calendario dei lavori -la stima dei costi ……………….. RITENUTO necessario che i gestori degli acquedotti sopra menzionati attuino i piani degli interventi predisposti per il superamento delle criticità e volti al risanamento della risorsa idrica oggetto di deroga nei tempi indicati dalle relazioni presentate al Ministero della Salute; ………….VISTO l’art. 13, comma 11 del D.lgs.31/2001 ,che cita: “La Regione o Provincia autonoma che si avvale delle deroghe di cui al presente articolo provvede affinché la popolazione interessata sia tempestivamente e adeguatamente informata delle deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano. Ove occorra, la Regione o Provincia autonoma provvede inoltre a fornire raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare. Le informazioni e raccomandazioni fornite alla popolazione fanno parte integrante del provvedimento di deroga.”; CONSIDERATO che il D.M. del 29.12.2008 pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21.3.2009 indica che, in attuazione dell’art. sopracitato, la Regione Toscana deve provvedere ad informare la popolazione interessata relativamente alla elevata concentrazione dei predetti parametri e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare; Relativamente al parametro Boro la popolazione deve essere informata che , in via precauzionale ,il consumo dell’acqua da bere non è consigliato ai soggetti di età inferiore ai 14 anni. PRESO ATTO che il D.M. del 29.12.2008 pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21.3.2009 stabilisce che è rimessa all’autorità regionale la verifica, per quanto concerne le industrie alimentari presenti nel territorio interessato dal provvedimento di deroga, degli effetti sui prodotti finali, soprattutto se destinati alla distribuzione oltre i confini del suddetto territorio e la tempestiva comunicazione al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali qualora dai controlli effettuati risultasse un potenziale rischio per la salute umana; ………….. DECRETA 1. Di stabilire, il rinnovo delle deroghe ai valori di parametro fissati nell’allegato I, parte B del Decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, per i parametri boro, arsenico, clorito e trialometani, entro i valori stabiliti dalle seguenti tabelle specifiche per ogni Comune; 2. Di stabilire che la deroga per i suddetti Valori Massimi Ammissibili è concessa fino al 31.12.2009; 3. Di imporre alle Autorità di Ambito interessate dai provvedimenti di deroga di adottare tutte le misure possibili e necessarie a garantire il ripristino della qualità delle acque erogate, modulando, ove necessario, il programma di interventi di cui all'art. 11, comma 3 della Legge 36/94, che è parte integrante del Piano d'Ambito; 4. Di prescrivere a ciascun gestore del servizio idrico integrato di attuare i programmi degli interventi predisposti per il superamento delle condizioni di criticità di erogazione, nel rispetto della tempistica predefinita; 5. Di indicare agli stessi gestori di attuare uno specifico piano di controllo al fine di verificare che la concentrazione dei parametri oggetto di deroga non superi il valore massimo ammissibile concesso e di accertare che non vi siano peggioramenti della qualità delle acque destinate al consumo umano; 6. Di indicare alle Aziende USL di predisporre, concordemente con i Gestori del Servizio Idrico integrato, uno specifico piano al fine di intensificare i controlli per i comuni ai quali sono state concesse deroghe per due o più parametri; 7. Di incaricare le Aziende USL e i Gestori del Servizio Idrico Integrato di comunicare alla Regione Toscana , almeno trimestralmente, i risultati dei controlli di cui ai punti 5.6. del presente decreto; 9. Di precisare che la valutazione di eventuali futuri rinnovi delle deroghe che i gestori potrebbero richiedere alla Regione Toscana in attuazione dell’art. 13 del D. Lgs. 31/2001, è condizionata al rispetto dell’attuazione dei programmi degli interventi di cui al precedente punto3.; 10. Di incaricare le Aziende USL competenti per le aree territoriali interessate dai parametri in deroga, di informare, congiuntamente con i Sindaci dei comuni in deroga, la popolazione interessata e procedere a ulteriori informazioni a particolari gruppi di utenti per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare, come previsto dal D.M. del 29.12.2008 pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21.3.2009,in aggiunta a quanto disposto all’art. 13, comma 11 del D.lgs.31/2001 .In particolare la suddetta informazione dovrà essere ancor più dettagliata per la popolazione dei comuni nel cui territorio viene distribuita acqua con due o più valori di parametro in deroga; 11. Di incaricare i Sindaci dei Comuni interessati quali autorità sanitarie competenti per il territorio, di assicurare in accordo con le Aziende USL, la diffusione delle informazioni di cui al punto 10 del presente decreto; 12. Di incaricare i Sindaci dei comuni in deroga ,entro un mese dalla pubblicazione del seguente decreto, di trasmettere alla Regione Toscana i provvedimenti intrapresi relativamente a quanto previsto al punto 10 del presente decreto 13. Di incaricare le Aziende Sanitarie di effettuare la verifica del rispetto degli obblighi in capo all’impresa alimentare previsto dalla normativa vigente con particolare riguardo alla valutazione del potenziale rischio per la salute umana causato dall’utilizzo di acque in deroga ; 13. Di dare comunicazione del presente decreto ai Gestori del Servizio del Idrico Integrato, alle Aziende USL competenti per il territorio, ai Presidenti ATO all'Agenzia Regionale di Protezione Ambientale ,ai Sindaci dei Comuni interessati alla deroga e ai Ministeri della Salute e dell’Ambiente; Il presente provvedimento , soggetto a pubblicità ai sensi della legge 349/86 art.14 comma 3,è pubblicato per intero sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana ai sensi dell'art.3,comma 1 della Legge Regionale n. 18/96. Il Dirigente GILDA RUBERTI Allegato (stralcio area ASA) ATO 5 GESTORE ASA Piombino Boro 3 mg/l Piombino Rio. Boro 3.5 mg/l Campiglia M. Boro 2.5 mg/l S.Vincenzo Boro 3 mg/l Suvereto Boro 2.5 mg/l Campo Elba Boro 3 mg/l Capoliveri Boro 3 mg/l Rio Marina Boro 3 mg/l Rio Elba Boro 3 mg/l Marciana Boro 3 mg/l Marciana M. Boro 3 mg/l Porto Azzurro Boro 3 mg/l Portoferraio Boro 3 mg/l Cecina Boro 2 mg/l Montecatini Boro 2 mg/l Marciana M. THM 80 ug/l Marciana THM 80 ug/l Rio Elba THM 80 ug/l Campo Elba THM 60 ug/l Castellina M.ma THM 60 ug/l Cecina THM 80 ug/l Collesalvetti THM 80 ug/l Montecatini THM 80 ug/l Monteverdi THM 60 ug/l Orciano THM 60 ug/l Pomarance THM 80 ug/l Radicondoli THM 80 ug/l Riparbella THM 80 ug/l Rosignano THM 80 ug/l Santa Luce THM 80 ug/l Suvereto THM 60 ug/l Volterra THM 80 ug/l Castelnuovo THM 80 ug/l Guardistallo THM 60 ug/l Livorno THM 60 ug/l 156274 49900 Sassetta THM 60 ug/l Campiglia M. Arsenico 20 ug/l Castelnuovo V. Arsenico 50 ug/l Piombino Arsenico 20 ug/l Pomarance Arsenico 50 ug/l Radicondoli Arsenico 50 ug/l Suvereto Arsenico 20 ug/l Campo Elba Arsenico 30 ug/l Capoliveri Arsenico 20 ug/l Rio Marina Arsenico 20 ug/l Rio Elba Arsenico 30 ug/l Marciana Arsenico 30 ug/l Marciana M. Arsenico 30 ug/l Porto Azzurro Arsenico 20 ug/l Portoferraio Arsenico 30 ug/l ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Repubblica 23.4.10 ACQUA Dai rubinetti rischi per neonati e ragazzi "Sostanze tossiche 5 volte superiori al lecito" Un comitato scientifico incaricato dalla Commissione europea lancia l'allarme sulla qualità delle acque potabili italiane. Nelle tubazioni elementi tollerati dagli adulti ma pericolosi per i bambini e i giovani nell'età dello sviluppo BRUXELLES - Neonati e ragazzi corrono rischi nel bere acqua che viene dai rubinetti delle case italiane, contaminata - a quanto pare - da arsenico, boro e fluoruro che, in alcune Regioni, superano di cinque volte i livelli consentiti dalle norme europee. Ad dirlo è il comitato scientifico incaricato dalla Commissione Ue di dare un parere sulle acque potabili nel nostro Paese. E' stato il risultato di una analisi delle tubazioni lungo le quali scorrono livelli di sostanze tossiche che, se non sono immediatamente pericolose per gli adulti, pongono però dei rischi per i ragazzi in età dello sviluppo e soprattutto per i neonati. L'Italia, che per nove anni ha agito in regime di deroga rispetto alla direttiva Ue sulle acque, dovrebbe uniformarsi alle regole europee entro il 2012, come chiesto da Bruxelles. Ma qualche mese fa ha chiesto una proroga dei termini. La Commissione Ue dovrà decidere nelle prossime settimane se concederla o meno, e la sua decisione si baserà anche sul parere del comitato scientifico. Medicina democratica 31.3.10 Acqua inquinata, tra deroghe e privatizzazione Lo stato dell’acqua è forse il miglior indicatore per valutare lo stato complessivo di un territorio, ed in Toscana l’acqua sta male. Dal sito stesso della Regione sappiamo che il sistema toscano pesa sll’acqua quanto 12,2 milioni di abitanti equivalenti, molto di più dei 3,5 milioni di effettivi cittadini. Tre quarti di questo peso è dato dall’industria, mentre solo il restante quarto dall’agricoltura. E’ un peso che incide sulla quantità, ma inevitabilmente anche sulla qualità dell’acqua. La Relazione sullo stato dell’ambiente 2009 in Toscana, a pag. 172 afferma che l’88 per cento delle nostre fonti (pozzi, sorgenti, derivazioni, ecc) sono nella classe peggiore, la classe A3, la cui acqua per essere resa potabile richiede un “trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione”. Eravamo già all’82% nel 2006. In altre parole, il grosso dell’acqua in Toscana è usata e inquinata dall’industria, secondariamente dall’agricoltura, e quella poca che resta per la popolazione, è molto inquinata, ci costa molto per depurarla un po’, e per di più ce la dobbiamo bere in deroga ai limiti di legge, come vedremo più oltre. Tutto ciò fa strame dei principi della legge Galli (36/1994) che ridabiva le priorirità: nei consumi di questo bene primario, il primo posto spetta ai consumi civili, secondariamente all’agricoltura, e quel che resta all’industria. L’esatto opposto di quanto avviene nella realtà toscana. Restringendo lo sguardo a livello della provincia di Livorno, questo stravolgimento risulta evidentissimo. Il polo petrolifero di Livorno consuma 67 milioni di metri cubi l’anno di acqua dolce (cosidetta “industriale”, cioè acqua buona, ma inquinata a monte), quello Solvay 18 milioni e quello di Piombino almeno 10 milioni: sommano 95 milioni di mc/anno, a cui occorre aggiungere quelli dei due porti principali e delle attività industriali minori. Di contro ASA fornisce alla popolazione 29 milioni di mc/anno (Bilancio socio-ambientale 2007), forse un quinto dei consumi industriali complessivi. Raschiando il fondo del barile, come visto sopra, l’acqua rimasta alla popolazione va depurata con dosi sempre più massicce di cloro, che ci ritroviamo al rubinetto sotto forma di trialometani cancerogeni e cloriti. Ed ancora non basta, perché ci viene fornita anche acqua all’arsenico e al boro, oltre i limiti di legge. La disastrosa situazione dell’acqua in Italia indusse il governo centrale ad emettere un decreto (DM 31/2001) che concedeva alle Regioni la possibilità di emettere deroghe ai limiti di legge nazionali sugli inquinanti nell’acqua potabile. La Toscana “da cartolina” poteva rifiutare la possibilità concessa e fornire acqua buona ai propri cittadini. Ma non fu così: si avvalse subito del decreto, cominciando ad emettere deroghe per trialometani, cloriti, arsenico e boro, coinvolgenti aree sempre più estese della nostra regione. E quel che è peggio, senza informare la popolazione (quanti sentono parlare dell’argomento per la prima volta da queste righe ?) e senza avviare piani di bonifica e risanamento della qualità dell’acqua, nonostante informazione e piani di bonifica siano espressamente previsti nel decreto, e siano condizione indispensabile all’emissione delle deroghe. Le ultime emesse dalla Regione Toscana (n. 754 del 2008, n.1587 del 9.4.2009, n. 3608 del 24.7.09) richiamano espressamente l’obbligo di informare la popolazione, addirittura di “fornire consigli a gruppi specifici di popolazione” particolarmente a rischio, come ad esempio i giovani sotto i 14 anni per il boro, ma non traduce in fatti concreti il dovere d’informazione, che deve far capo anche ad ASL e sindaci. Peggio ancora per i piani di bonifica, che non esistono, o dove esistono sono mangiatoie per la “casta”. Ad esempio, nel 2003 – dopo anni di proteste di MD e della popolazione – fu fatto un progetto di bonifica della val di Cecina, inquinata da arsenico, boro, mercurio, cromo, ecc (il Progetto “Cecina bacino pilota”) con lo stanziamento di ben 35 milioni di euro. Ad oggi nessuno degli interventi di bonifica è stato concluso (o neanche avviato), si continua a bere acqua in deroga, e i 35 milioni sembra che stiano disperdendosi in mille rivoli senza risultati. Da notare che dal 2008 è coinvolta nella deroga regionale anche la città di Livorno, per i trialometani (cloroderivati cancerogeni, come il cloroformio) , completando il coinvolgimento di TUTTA la provincia, da Collesalvetti all’ultimo comune dell’Elba. Da notare inoltre che diversi comuni, come Cecina e Piombino, sono coinvolti per due o più inquinanti , ciò che moltiplica il rischio sanitario per la popolazione. Il sistema toscano dell’acqua va talmente bene che nei mesi scorsi, dopo la deroga del luglio 2009, la Commissione Europea ha avocato a sé la verifica su tutta la gestione dell’acqua per il consumo umano in Toscana, come prevede il decreto 31/2001 al terzo triennio continuato di deroghe. In quest’ultima deroga (decreto n. 3608 del 24.7.09) caduta nel mirino della CE la specifica dei comuni e degli inquinanti coinvolti è addirittura definita “non pubblicabile” (vedere sul sito della Regione), ciò che dovrebbe rendere addirittura NULLO il decreto stesso, in quanto privo di una “parte integrante” di esso. Su questo quadro già di per sé preoccupante e caotico, aleggia come uno spettro la privatizzazione (o meglio il completamento della privatizzazione) dell’acqua in Toscana e in Italia, ma allo stesso tempo si apre anche la battaglia per i referendum nazionali, per rimettere l’acqua nelle mani dei cittadini.

INQUINAMENTO E TUMORI A LIVORNO

“I dati raccolti non lasciano dubbi sulla realtà: in Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia. Se si analizza l'avanzata del male bisogna porsi due domande, dove e perché, che aprono scenari ancora più inquietanti. Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni…Quelle zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata” (L’Espresso, 24 maggio 2007). Fra le 54 aree più “colpite” da questa “epidemia” ci sono Livorno e la sua provincia. D’altra parte come meravigliarsene: a Livorno gli insediamenti industriali, il porto, l’inceneritore dell’AAMPS, le centrali per la produzione di energia elettrica dell’ENEL e dell’ENI sono tutti situati a ridosso del centro abitato mentre il traffico autoveicolare non è mai stato adeguatamente regolamentato. Il polo chimico di Rosignano Solvay e quello industriale di Piombino sono anch’essi incuneati in zone densamente popolate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, come dimostrano drammaticamente anche queste cifre che ricaviamo dalle pubblicazioni della Regione Toscana “Morti per causa” del 1998 e del 2006: “Morti per causa” 1998 (maschi) Tumori : Livorno 34,8 % - media toscana 33,8 % Leucemie : Livorno indice 9,3 – media toscana 7,9 Malformazioni congenite: Livorno indice 4,1 – media toscana 3,5 Mortalità infantile: Livorno indice 6,86 - media toscana 4,93 “Morti per causa” 2006 (maschi) Tumori : Livorno 35,9 % - media toscana 35,2% Leucemie : Livorno indice 7,8 - media toscana 7,3 Malformazioni congenite : Livorno indice 1,8 – media toscana 2,7 Mortalità infantile : Livorno indice 3,12 – media toscana 2,99 Mesotelioma pleurico per esposizione ad amianto (Archivio regionale mesoteliomi maligni 1998/2000) Livorno indice 7,67 - media toscana 2,5 I quartieri più colpiti sono quelli a nord-est Non è certamente casuale che l’”Analisi socio sanitaria della popolazione nelle circoscrizioni del Comune di Livorno” realizzata dalla Regione Toscana fa emergere “l’area a nord-est della città come la più svantaggiata in termini di salute, contro la zona litoranea ad ovest e tutta la parte a sud. La zona industriale mostra i rischi relativamente più alti per entrambi i sessi e per quasi tutte le cause di decesso (malattie apparato respiratorio e tumore)”.Anche lo “STUDIO LONGITUDINALE TOSCANO: UN’ANALISI PER QUARTIERE PER LE CITTÀ DI FIRENZE E LIVORNO”, realizzato nel 1999 da Annibale Biggeri, Marco Marchi, Emanuela Dreassi del Dipartimento di Statistica “G. Parenti” Università di Firenze, da Paola Baldi e Alessandra Benvenuti, Regione Toscana, e da Enzo Merler Unità di Epidemiologia, CSPO, AO Careggi Firenze, nota che: “Una certa parte delle differenze [di mortalità] osservate potrebbero però avere una origine ambientale. In due sensi distinti: da un lato essere frutto di una esposizione legata a fenomeni di inquinamento dell’ambiente (si veda la mappa del rischio di tumore pleurico a Livorno), dall’altro può essere legata ad effetti di contesto. Vivere in un quartiere degradato può comportare una serie di svantaggi che si pagano anche in termini di salute, sebbene individualmente non si sia in condizioni di svantaggio. Nella nostra analisi abbiamo cercato di evidenziare questo aspetto calcolando il rischio relativo per ciascuna zona limitatamente ai soli soggetti in assenza di condizioni di svantaggio socio-economico. Ebbene possiamo concludere per la presenza di un residuo effetto di contesto. Le conseguenze in termini di politica di tutela della salute sono ovvie e non richiedono ulteriori commenti.” Significativa questa frase che gli autori inseriscono a conclusione della loro ricerca: “Questa disomogeneità [della mortalità] è indicativa di un livello di bisogno sanitario che non è omogeneamente distribuito nel territorio e che puo' essere tenuto di conto per la programmazione sanitaria e la corretta ubicazione e accessibilità dei servizi sul territorio”.A questo punto è lecito domandarsi che senso abbia individuare il nuovo presidio ospedaliero nella zona sud, cioè quella più lontana dai quartieri più duramente colpiti a livello sanitario. Ancora una volta le scelte delle amministrazioni locali si collocano lontano, in questo caso anche geograficamente, dai veri bisogni della popolazione. I poveri muoiono di più Possiamo quindi delineare alcune conclusioni: 1) Livorno e la sua provincia sono una delle aree d’Italia più esposte all’insorgenza dei tumori; 2) i quartieri più colpiti sono quelli a nord – est della città, cioè quelli incuneati o confinanti con zona industriale, inceneritore, centrale ENEL e attività portuali. Bisogna segnalare un terzo elemento, che ricaviamo dallo studio redatto dalla Regione Toscana nel 2002 su “La mortalità per condizione socio-economica e professionale nei Comuni di Firenze e Livorno”: “In entrambe le città gli eccessi di mortalità più elevati si presentano tra i disoccupati, che registrano un tasso di mortalità più che doppio rispetto a quella degli occupati. In entrambe le città sono le classi borghesi, rappresentate dai professionisti, dirigenti e semi-professionisti, a presentare la mortalità generale più favorevole”. In definitiva si può con certezza arrivare ad una terza fondamentale conclusione: a Livorno si muore molto per tumore ma a morire sono soprattutto gli abitanti dei quartieri popolari situati in prossimità delle attività più inquinanti. Lo strano caso delle centraline per il monitoraggio dell’aria Poiché questo disastro è noto per lo meno da trent’anni è lecito domandarsi cosa hanno fatto le Amministrazioni locali per cercare di contrastarlo. Poco, molto poco, quasi niente. Per anni è stata fatta circolare la novella che a “Livorno l’inquinamento lo porta via il vento”, poi a partire dagli anni ’80, di fronte all’evidenza dei dati, si è cercato di minimizzare, aiutati, magari, da qualche compiacente organizzazione ambientalista che prendendo per oro colato tutte le informazioni fornite dal Comune ha sistematicamente inserito Livorno fra le città dove si vive meglio (o meno peggio). In questa politica di metodica rimozione della realtà, Comune e Provincia si sono spalleggiati a vicenda. Il caso più clamoroso è quello delle centraline per il rilevamento della qualità dell’aria. Acquistate con i soldi della Provincia, queste centraline sono state situate in luoghi dove potessero fare il minore danno possibile alla traballante immagine di Livorno città vivibile. Tipico il caso di quella per il rilevamento delle polveri fini in zona ad alto traffico, che invece di essere installata in una via centrale (via Grande, piazza della Repubblica o piazza Mazzini, per esempio), è stata situata sul viale Carducci, in una strada ad alta concentrazione di traffico ma periferica. Nonostante tutti gli artifici, fino al 2005 la centralina di viale Carducci segnalava un numero enorme di superamenti dei limiti di soglia previsti dalla normativa comunitaria. Poi, improvvisamente, nel 2006 si è registrata una caduta verticale di questi superamenti (dai 107 del 2005, peggior risultato toscano, ad “appena” 61 superamenti). Negli anni successivi la tendenza è stata ancora alla diminuzione sensibile dei superamenti. Come spiegare questo “incredibile” risultato? Comune e tecnici ARPAT si sono arrampicati sugli specchi per trovare spiegazioni plausibili ma alla fine, probabilmente, la verità l’ha detta un funzionario dell’ARPAT, invitato dalla rivista elettronica Greenreport a commentare i dati: “… inoltre è stata di recente migliorata la calibrazione delle centraline”. A pensar male, ha detto un notissimo politico democristiano, si fa peccato ma spesso non ci si sbaglia. Livorno distretto delle nocività Mentre a Livorno si muore per cancro a causa di fattori ambientali, le amministrazioni locali si stanno adoperando per autorizzare la realizzazione di nuove infrastrutture che peggioreranno la situazione: • costruire un terminale di rigassificazione al largo delle coste, iniziativa inutile perché di gas ne arriverà a sufficienza dai gasdotti che si stanno realizzando, dannosa per gli interessi della città, rischiosa e fortemente inquinante (si calcolano 1 o 2 milioni di metri cubi di metano rilasciati ogni anno in atmosfera a causa delle lavorazioni per non parlare dell’inquinamento del mare); • costruire un secondo rigassificatore, questa volta a terra nell’area industriale della Solvay; • raddoppiare, grazie ai soldi di una fra le TIA più care d’Italia, l’inceneritore del Picchianti non per una necessità della città ma per bruciare rifiuti provenienti da mezza Toscana; • costruire un megainceneritore per rifiuti industriali che dovrebbe servire tutta la Toscana (si parla di 1400 tonnellate al giorno incenerite); • realizzare una filiera di centrali a biomasse per la produzione di elettricità che bruciano olio di palma: due a Livorno in ambito portuale, una a Piombino (già autorizzate) e una a Campiglia (da autorizzare); centrali piccole ma estremamente inquinanti; • spalleggiare i progetti di ENEL che vorrebbe convertire a carbone una parte della centrale di Torre del sale (circa 750 MW) e a biomasse una parte della centrale del Marzocco. Insomma nuove pesanti fonti di inquinamento e quindi di morte volute solo per fini affaristici visto che le ricadute occupazionali sarebbero minime (si pensi alle poche decine di posti garantiti dal rigassificatore di Livorno) mentre i profitti finirebbero nelle casse di multinazionali e società non del territorio (una vera e propria colonizzazione). Tutto sulla pelle dei livornesi. Maurizio Zicanu Maggio 2010